Il ritorno di Nanni Moretti, cinque film italiani in concorso, grandi autori internazionali e una selezione che conferma Venezia come uno dei principali laboratori del cinema contemporaneo.

Quando il programma della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia viene finalmente svelato, non si scoprono soltanto i titoli che si contenderanno il Leone d’Oro. Si intravede, almeno in parte, anche la direzione verso cui si sta muovendo il cinema mondiale.
Da alcuni anni il Lido non è soltanto il più antico festival cinematografico del mondo. È diventato anche uno dei luoghi privilegiati dai quali osservare l’evoluzione del linguaggio cinematografico contemporaneo.
Se Cannes continua a rappresentare il tempio del cinema d’autore più radicale e Berlino mantiene una forte vocazione politico-sociale, Venezia sembra aver trovato un equilibrio unico: quello tra il grande cinema d’autore, il cinema internazionale di qualità e le produzioni destinate a lasciare il segno anche nella successiva stagione dei premi.
È una linea editoriale perseguita con coerenza dal direttore Alberto Barbera, che negli ultimi anni ha riportato la Mostra veneziana al centro della scena cinematografica mondiale.
L’edizione 2026 sembra confermare questa vocazione.
Il dato che balza immediatamente agli occhi è la presenza di cinque film italiani tra i venti in concorso per il Leone d’Oro. Un quarto dell’intera selezione ufficiale.
È ancora troppo presto per stabilire se questa abbondanza corrisponderà anche a un livello qualitativo eccezionale. Ma è indubbio che il cinema italiano torni a presentarsi al Lido con un gruppo di autori estremamente eterogeneo, capace di rappresentare sensibilità e linguaggi molto diversi.































= Eccellente
= Ottimo
= Buono
= Discreto
= Insufficiente
= Mediocre
= Brutto
= Punizione
= Incubo



