Cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

I film in uscita dall’8 gennaio 2010

cinepresa di cinemavistodame Nei cinema dal 5 e dall’8 gennaio 2010

Dal 5 gennaio 2010

  • Io loro e Lara – di Carlo Verdone
  • Il riccio – di Mona Achache
  • Rec 2 – di Jaume Balagueró • Paco Plaza

Dall’8 gennaio 2010

  • Soul Kitchen – di Fatih Akin
  • Il mondo dei replicanti – di Jonathan Mostow
  • Ong Bak 2 – La nascita del dragone – di Tony Jaa • Panna Rittikrai

Io, loro e Lara

titolo originale: Io, loro e Lara
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Carlo Verdone
genere: Commedia
durata: 115 min.
distribuzione: Warner Bros
cast: C. Verdone (Padre Carlo) • L. Chiatti (Lara) • A. Bonaiuto (Beatrice) • M. Giallini (Luigi) • S. Fiorentini (Alberto) • A. Finocchiaro
sceneggiatura: C. Verdone • P. Plastino • F. Marciano
fotografia: D. Desideri

Trama: “Io, loro e Lara” racconta la crisi mistica del missionario Carlo Mascolo che torna a Roma, dopo l’ultima missione in Africa, ritrovando una famiglia complicata: il padre Alberto che vuole tornare giovane, si tinge i capelli e si comporta come un ventenne, il fratello Luigi broker con la passione per le donne e la sorella Beatrice psicologa ma che proprio non lo capisce. La situazione precipita quando appare Lara, una ragazza che lo metterà profondamente in crisi …

Insomma aldilà degli incassi che questo film ha già realizzato nei primissimi giorni di programmazione (un poster gigantesco è collocato nella palestra ultra-figa che frequento a Roma nell’illusorio tentativo di arginare il decadimento fisico), Carlo Verdone parla di questa sua ultima fatica, come di una sorta di nuova era del suo cinema.

Bandita la volgarità, sceneggiatura scritta pensando agli interpreti (Laura Chiatti su tutti), temi non ultra provinciali, ma, addirittura, con un respiro world wide, tanto che il regista e attore romano spererebbe di piazzarlo anche all’estero.

Tutte eccellenti intenzioni, non c’è che dire.

Tutti razionali, come si dice, assolutamente corretti.

Eppure.

Eppure, vedendo un trailer del film, verrebbe da dire quello che un tempo qualcuno disse a proposito di Nanni Moretti: “Verdone spostati … fammi vedere il film!

Cosa intendo dire.

Che Verdone commette sempre lo stesso errore (ovviamente secondo il mio opinabilissimo parere) … quello di recitare, cioè, nei suoi film, con il difetto di molti attori, diciamo brillanti (ma anche no) italiani (Alberto Sordi si proprio lui, su tutti), di cui Verdone vorrebbe considerarsi, peraltro, ammettiamolo, l’erede.

Quello che intendo dire è che sempre, nei film di di questo regista ed attore romano, non si assiste ad una interpretazione in cui egli si cala nel personaggio, fino immedesimarsi in lui in maniera convincente. Come faceva, invece, per essere molto chiari, Gian Maria Volontè, forse l’unico vero grande attore cinematografico italiano, in grado di fare, fino in fondo, questo difficilissimo lavoro.

No nel caso di Verdone, come già nel caso di Alberto Sordi, peraltro, avviene, invece, esattamente il contrario: è il personaggio che deve, (ahimè), adattarsi alle capacità interpretative dell’attore.

Verdone è arrivato a dire, in una intervista a SKY TG 24, che il suo personaggio nel film (un prete missionario di ritorno dall’Africa), fa una sorta di citazione del protagonista di “Borotalco“, in una sequenza in cui, per darsi un tono, fuma una sigaretta (lui sacerdote che non fuma). Ma anche senza questa auto-citazione, vedetevi il trailer su you tube cliccando qui, e vi farete voi stessi, una vostra opinione sulla mia considerazione.

Ora io dico: “Ma come può un sacerdote essere simile ad un venditore di enciclopedie della musica porta a porta, che cercava di cambiare identità, per sedurre una sua collega?

Che cosa c’entrano questi due personaggi l’uno verso l’altro?

A questa domanda non so darmi una risposta.

Diciamo che accetto le buone intenzioni (di cui, ricordo, sono lastricate le strade che conducono all’Inferno), di un film corale, uno stilema che, nel ristretto universo dei film di questo regista, ha sicuramente funzionato più di altri.

Ma consiglierei a Carlo Verdone di provare a dirigere un film affidando il ruolo di protagonista ad un attore che abbia tutte le corde giuste, e di osare ancora di più.

Morale licenzio questo film con l’icona del dubbio si è vero, ma cum laude, però, perché di questi tempi, meglio questo che niente ;-)

Il riccio

titolo originale: Le hérisson
nazione: Francia / Italia
anno: 2009
regia: Mona Achache
genere: Drammatico
durata: 100 min.
distribuzione: Eagle Pictures
cast: J. Balasko (Renée Michel) • G. Le Guillermic (Paloma Josse) • T. Igawa (Kakuro Ozu) • A. Brochet (Solange Josse) • A. Ascaride (Manuela Lopez) • W. Yordanoff (Paul Josse)
sceneggiatura: M. Achache
musiche: G. Yared
fotografia: P. Blossier



Trama
: Adattamento cinematografico del romanzo di successo di Muriel Barbery “L’eleganza del riccio”. Parigi, in un elegante palazzo vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. All’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Insomma non è che devo spiegarvi io il clamoroso successo del romanzo dal quale il film è tratto, un vero best selle in Francia e non solo grazie ad un incredibile passa parola.

Qui il lavoro di traposizione dal letterario al filmico pare che, addirittura, migliori decisamente il testo da cui è tratto: la saccenza del libro lascierebbe il posto a un’opera più equilibrata, dove la protagonista non è più Renée ma Paloma, più ironica nell’adattamento di Mona Achache.

i tagli in questi casi sono un’operazionione inevitabile, ed è probabilmente goiusto ridurre il dolore di Renée  quando lo stesso diventa poco più che un capriccio.

Un termine per descrivere questo film potrebbe esswere “elegante“.

Noi lo consigliamo come film da vedere assolutamente.

Rec 2

titolo originale: [Rec] 2
nazione: Spagna
anno: 2009
regia: Jaume Balagueró • Paco Plaza
genere: Horror / Thriller
durata: 85 min.
distribuzione: Mediafilm
cast: M. Velasco (Ángela Vidal) • J. Mellor • A. Casas (Larra) • L. Dolera • F. Terraza (Manu) • J. Botet (Niña Medeiros)
sceneggiatura: J. Balagueró • M. Diez • P. Plaza
fotografia: P. Rosso
montaggio: D. Gallart



Trama
: Sono passati quindici minuti da quando le batterie della telecamera si sono scaricate. Sono passati quindici minuti da quando le ultime immagini del programma “Mentre voi dormite” sono state registrate all’interno dell’edificio contaminato. All’esterno una folla di curiosi si raduna dietro le transenne delle forze speciali che hanno circondato la zona. Le troupe dei telegiornali fanno pressione per scoprire cosa diavolo stia succedendo…

Con questo film la farò breve.

Il primo, di cui è stato fatto anche un discutibilissimo remake mericano praticamente identico al film spgnolo, devo dire che dopo un inizio promettente, nel finale mi lasciò perplesso assai.

Il genere è quello che con il film “Cloverfield“, un monster movie del 2008, diretto da Matt Reeves e co-prodotto dal mitico J.J. Abrams, ha raggiunto credo l’acme, e che propone allo spettatore non una storia tradizionale, ma di essere coinvolto, come se stesse partecipando, in diretta, a qualcosa che sta accadendo dal vero.

Gli aspetti formali sono tutti, pertanto, incentrati sul restituire l’impressione di una registrazione in video camera che sta avvenendo in quel momento.

Il problmema è che qui poi si tenta d’inserire temi ed elementi a sfondo esoterico, che mal si combinano con questa prospettiva narrativa, e che fanno, di questo sequel, un film da archiviare tra gli evitabili, senza grandi sensi di colpa.

Soul Kitchen

titolo originale: Soul Kitchen
nazione: Germania
anno: 2009
regia: Fatih Akin
genere: Commedia
durata: 99 min.
distribuzione: Bim Distribuzione
cast: M. Bleibtreu (Ilias Kazantsakis) • B. Unel (Shayn) • A. Bousdoukos (Zinos Kazantsakis) • A. Bederke (Lucia Faust) • P. Roggan (Nadine Kruger) • W. Wilke Mohring (Thomas Neumann) • D. Gryllus (Anna Mondstein)
fotografia: R. Klausmann
montaggio: A. Bird

Trama: Il giovane Zinos, proprietario di un ristorante, non naviga in buone acque. La fidanzata, Nadine, si è trasferita a Shanghai, i clienti del suo “Soul Kitchen” stanno boicottando la cucina del nuovo cuoco e Zinos soffre anche di mal di schiena. Per il locale, le cose iniziano a girare nel verso giusto quando l’innovativo stile culinario comincia a venire apprezzato da un pubblico alla moda, Zinos, invece, continua a soffrire per amore. Decide quindi di andare a trovare Nadine in Cina, lasciando il ristorante in mano all’inaffidabile fratello Illias, ex-detenuto. Entrambe le decisioni si rivelano però un disastro: Illias perde al gioco il ristorante che finisce in mano a un losco agente immobiliare e Nadine ha ora un altro compagno.

Questo film di Fatih Akin, autore tedesco già messosi in luce con pellicole del calibro di “La sposa turca”, vincitore di un Orso d’oro al Festival di Berlino del 2007 (nella foto: attenzione giocava in casa), e per il premio alla sceneggiatura a Cannes per la pellicola “Ai confini del paradiso”, con questo terzo film ha conquistato, niente di meno che, nella edizione del 2009, anche la giuria del Festival di Venezia che gli ha tributato un premio speciale.

Direi pertanto, considerato che Venezia da qualche anno è veramente una rassegna che è alla costante ricerca di un vero cinema di qualità, che questa pellicola debba essere segnalata nel momento in cui Carlo Verdone con il suo “Io loro e lara” ha giò incassato 1 milione di €uri, un segnale incoraggiante, anche in questo gennaio che passerà alla storia temo per gli incassi dell’attesissimo film SF in 3D “Avatar” di James Cameron, che è già un successo planetario prima ancora di essere uscito, realizzato, anche, con l’obiettivo di fare di questo regista il nuovo Re Mida di Holliwood, in quanto il suo “Titanic” è già il film che ha incassato di più nella storia del cinema (della serie tutto il mondo è paese). Ho già letto titoli che annunziano triofalistici: “Solo James Cameron poteva battere James Cameron“.

Va aggiunto che, da quello che credo, questo sia, addirittura, peraltro, il film migliore del regista, dove l’apparente scontata condizione di un immigrato in Germania (a differenza delle altre volte il protagonista non è turco ma greco), non pesi sulla sua vita.

E vai !!! A Venezia sono dei geni, bisogna ammetterlo. Ritmo e musica (quella che non manca mai nei film di Akin, datemi retta), per un film sicuramente leggero ma non scontato.

Degna di menzione pare l’interpretazione di Birol Unel (foto) ripagato dalle sofferenze dei film precedenti con un ruolo che rasenta il grottesco.

Il mondo dei replicanti

titolo originale: Surrogates
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Jonathan Mostow
genere: Azione / Fantascienza
durata: 88 min.
distribuzione: Buena Vista International
cast: B. Willis (Tom Greer) • R. Mitchell (Peters) • R. Pike (Maggie) • B. Kodjoe (Stone) • J. Ginty (Canter Surrogate) • J. Cromwell (Older Canter) • V. Rhames (The Prophet)
sceneggiatura: M. Ferris • J. Brancato
musiche: R. Marvin
fotografia: O. Wood
montaggio: K. Stitt

Trama: Agenti FBI indagano sul misterioso assassinio del figlio dell’uomo inventore dei replicanti, un fenomeno tecnologico sostitutivo che permette alla gente di acquistare versioni robotiche di se stessi senza difetti, in perfetta forma e dal bell’aspetto, e di controllarle a distanza attraverso comandi neuronali. In questo modo le persone conducono una vita indiretta rimanendo nella tranquillità e nella sicurezza delle loro case. L’omicidio però mette in crisi questo il sistema. In un mondo di maschere, chi è reale e di chi puoi fidarti?

E lo so deve campare anche Bruce Willis.

Un attore condannato dal suo aspetto fisico a girare ruoli sempre in film di azione.

Ci lamentiamo sempre di questi stereotipi e facciamo bene.

Perché è un modo per soffocare le capacità attoriali di un interprete che, invece, secondo me, avrebbe moltissime altre corde sulle quali fare leva.

Cosa ci ritroviamo, al dunque, con questo film?

A chi piace l’azione prima che la fantascienza, costoro saranno accontentati … ma mi sembra, comunque, troppo poco, per non tributare un inesorabile un pollice verso ad un film che, ammettiamolo, esce pure in un momento un po’ del cazzo (ops … ho detto cazzo … beh ormai mi è scappato), dopo le orge d’incassi natalizie e prima del kolossal di Cameron in 3D.

Ong Bak 2 – La nascita del dragone

titolo originale: Ong Bak 2
nazione: Thailandia
anno: 2008
regia: Tony Jaa • Panna Rittikrai
genere: Azione
durata: 98 min.
distribuzione: Onemovie
cast: T. Jaa (Tien) • S. Chatree (Chernang) • S. Wongkrachang (Rajasena Lord) • N. Sirichanya (Master Bua) • P. Wongkamlao (Mhen)
sceneggiatura: P. Rittikrai
fotografia: N. Kittikhun

Trama: Tailandia, era Ayutthaya (1350-1767). Il giovane Tien, scampato alla morte ma fatto prigioniero da una banda di crudeli mercanti di schiavi, è determinato ad ottenere giustizia per la morte dei suoi genitori, avvenuta per mano di un gruppo di spietati assassini. Preso sotto la protezione del capo della ‘Scogliera dell’Ala di Garuda’, Tien impara a combattere combinando le letali tecniche delle arti marziali con l’eleganza e l’agilità della danza khon, diventando presto un valoroso guerriero. Una volta finito il suo addestramento, il ragazzo si mette alla ricerca dei suoi nemici per attuare finalmente la sua vendetta.

Codesto è il sequel pardon volevo dire il prequel di Ong Bak, un film sicuramente migliore, del 2003, che nessuno, temo, in Italia ricordi.

E allora i grandi strateghi malefici del marketing nostrano, contando su un pubblico che si ammocca (termine dialettale partenopeo), la qualunque, aggiungono, al titolo, il termine “dragone“, nel fraudolento tentativo di alludere ad un film del genere wuxia plan, del quale qualche anno fa diventò un maestro il già notissimo regista Zhang Yimou con due pellicole più una terza:

  1. La trigre e il dragone” – 2000 (toh guarda, ecco che spunta un bel dragone)
  2. Hero” – 2002 (bellissimo, qui la mia recensione con una dotta spiegazione del significato di Wu-xia.
  3. La foresta dei pugnali volanti” – 2004, pellicola girata sull’onda del successo delle due precedenti.

Il regista, per la cronaca, divenne celeberrimo per l’arci-premiato film “Lanterne Rosse“, che ebbi la fortuna di vedere in una bellissima fase del mio periodo di vita a Napoli, quando i cinema d’essai spopolavano (bei tempi).

Bene, questi film non c’entrano una fava con questa roba, che archivieremo con la vera sola del week-end, e poi non dite che non vi avevo avvisato.

A parte qualche sporadico commento entusiasta al film, io direi,  invece, che siamo difronte, molto probabilmente, ad una pellicola che ha troppe pretese:

non è di pura azione, come il suo primo capitolo;

non è arte, come quello che intendeva essere.

L’assoluta mancanza di dialoghi fa risaltare una trama piatta, e l’interesse viene colto da particolari scenografici, che dovrebbero essere quantomeno secondari in un film del genere.

Non vale la pena tentare la strada del cinema, almeno secondo me datemi retta, ed il mio consiglio è di attendere, se proprio lo volete vedere, magari  una visione domestica in DVD o in Blu Ray.

Non è che Tony Jaa nel ruolo di regista, autore e protagonsita, si sia montato un attimino la testa?

Quanto agli italici strateghi del marketing cinematografico:

Padre perdona loro perché sanno quello che fanno“.

Alla prossima.

A cura di cinemavistodame.com.

Il riccio

titolo originale: Le hérisson
nazione: Francia / Italia
anno: 2009
regia: Mona Achache
genere: Drammatico
durata: 100 min.
distribuzione: Eagle Pictures
cast: J. Balasko (Renée Michel) • G. Le Guillermic (Paloma Josse) • T. Igawa (Kakuro Ozu) • A. Brochet (Solange Josse) • A. Ascaride (Manuela Lopez) • W. Yordanoff (Paul Josse)
sceneggiatura: M. Achache
musiche: G. Yared
fotografia: P. Blossier

Trama: Adattamento cinematografico del romanzo di successo di Muriel Barbery “L’eleganza del riccio”. Parigi, in un elegante palazzo vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. All’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Insomma non è che devo spiegarvi io il clamoroso successo del romanzo dal quale il film è tratto, un vero best seller in Francia e non solo, grazie ad un incredibile passa parola.

Qui il lavoro di traposizione dal letterario al filmico pare che, addirittura, migliori decisamente il testo da cui è tratto: per dire la saccenza del libro, sembrerebbe lasciare il posto ad un’a pellicola un po’ più equilibrata, dove la protagonista non è più Renée ma Paloma, più ironica nell’adattamento di Mona Achache.

Inevitabili in questi casi i tagli da apportare nell’adattamento ma pare  che sono quelli giusti.  Tolto ad esempio nella trasposizione il dolore di Renée quando lo stesso diventa poco più che un capriccio.

Insomma pare che il termine più appropriato per descrivere il film sia “elegante“.

Noi lo consigliamo come film da vedere assolutamente.

Verdone e Laura Chiatti nuda vs. una cucina soul?

Dubbi, certezze e trabocchetti vi attendon nelle sale …




Commedia all’italiana ma non troppo o film tedesco, d’autore, premiato a Venezia?

Levati questo dubbio cliccando sul primo numero del 2010 di cinemavistodame2.com.

L’unico blog che te li mette in fila.

E che non sbaglia un colpo.

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I film in uscita a Natale

cinepresa di cinemavistodame Nei cinema a Natale 2009

Post in formato compresso causa ferie e scritto dal cellulare.

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Ed ecco il weekend (lungo) più atteso dagli esercenti e dalle case di distribuzione: già in sala De Sica & Co. vs. Pieraccioni, (Sigh e arci sigh).

Ma passiamo alle cose serie.

Il canto delle spose

titolo originale: Le chant des mariées
nazione: Francia / Tunisia
anno: 2009
regia: Karin Albou
genere: Drammatico
durata: 100 min.
distribuzione: Archibald
cast: L. Brocheré (Myriam) • O. Borval (Nour) • N. Oudghiri (Khaled) • S. Abkarian (Raoul) • K. Albou (Tita)
sceneggiatura: K. Albou
musiche: F. Eudes
montaggio: C. Cotte

Trama: Due ragazze, amiche e vicine di casa dall’infanzia, vivono le loro prime esperienze sentimentali. Myriam è promessa in sposa a Simon, un medico molto più grande di lei. Nour ama Khaled, suo cugino, e lo vorrebbe sposare. Una è ebrea, l’altra è musulmana. Siamo nel 1942, durante l’occupazione tedesca della Tunisia, le forze dell’Asse cercano di riunire la popolazione tunisina musulmana in cambio di una promessa d’indipendenza. Le due ragazze si ritrovano proprio quando tutto sembra separarle.

Che è il film di Natale consigliato da questo blog.

La principessa e il ranocchio

il classico film Disney in 2D di Natale, basato su una celeberrima favola.

Arrivano a poi darsi battaglia per questo ultimo scorcio del 2009 :

Amelia

di Mira Nair, di cui a noi ci era piaciuto assai “Il destino nel nome – The Namesake (The Namesake) (2006)“.


Brothers

di Jim Sheridan, dubito molto dei rifacimento del cinema danese.

Piovono polpette

divertente animazione 3D della Sony.

Il giorno di Natale è la volta di:

Sherlock Holmes

regia di Guy Ritchie, con Robert Downey Jr. (un attore oramai recuperato ad un cinema di qualità) e Jude Law.

Mentre il 30 dicembre sarà il turno di

Arthur e la vendetta

di Maltazard di Luc Besson

http://cinemavistodame.files.wordpress.com/2009/02/dubbio-w60-h60.jpg

Hachiko – Il tuo migliore amico

di Lasse Hallstrom

(e sono buono, anche se il regista è lo stesso di Chocolat)

con Richard Gere e uno splendido cagnolino akita.

§§§

Ok, ok, ok, lo ammetto, il cinepanettone Filmauro (subito in testa agli incassi: 3.472.420 euro) e il cinepandoro Medusa (secondo al botteghino con 1.645.951 euro) sono già usciti e rappresentano, almeno nel nostro Paese, il marchio stesso del Natale al cinema. Salveranno pure il Cinema Italiano secondo gli esercenti ma io credo che siano da apprezzare di più i tentativi di pellicole come Dieci Inverni di cui ho parlato nel post precedente, dove si cerca di lanciare nuovi attori e dove si tenta di fare un cinema di spessore anche culturale. Cazzo. Scusate è Natale ed ho promesso di non dire parolacce, ma infondo quel Cazzo ci voleva tutto, semmai il fioretto è rispettato nel non dire tutte le altre ;)

Eppure, e meno male, da oggi fino al 30 dicembre, molte delle sale italiane propongono non poche alternative a De Sica (Natale a Beverly Hills) e Pieraccioni (Io & Marilyn), nel tentativo di intercettare quella fascia di pubblico poco propensa alle tradizioni cinematografiche sotto l’albero e in cerca di un intrattenimento diverso (tipo quello che potrebbero diventare tutti gli italiani se solo i produttori non fossero diventati così conigli … Domenico Procacci e la sua Fandango a parte, ovviamente).

L’animazione rappresenta indubbiamente una valida opzione, soprattutto quando è divertente e intelligente come quella di Piovono polpette (in uscita oggi 23 dicembre), cartoon in 3D della Sony che narra le disavventure di uno scienziato provetto, Flint, capace d’ideare – dopo una serie inenarrabile di fallimenti – una macchina in grado di far piovere dal cielo cibo a volontà. Sul piatto ci finiscono invece una serie di temi importanti come l’ecologia, l’ingordigia (non solo da junk food), l’accettazione del diverso, il rapporto coi padri. Meno ambiziosa (e mix di realismo e live action) è la nuova avventura di Arthur, il bambino che era finito tre anni fa nel Mondo dei Minimei, una tribù africana costituita da folletti alti poco più di due millimetri, con le orecchie a punta e occhi grandi grandi. Il piccolo protagonista ci ritorna stavolta per rispondere a una richiesta d’aiuto recapitatagli da un ragno. Forse l’amica Selenia è in pericolo e per il piccolo eroe è nuovamente tempo di misurare il proprio coraggio. Arthur e la vendetta di Maltazard (30 dicembre) è il secondo episodio della trilogia ideata da Luc Besson (sempre in regia) e ispirata a un’idea di Céline Garcia.

Decisamente diverso è il divertissement di casa Warner, che rispolvera il mito di Sherlock Holmes (25 dicembre), affidandolo all’anarchia creativa di Guy Ritchie. (E’ uno dei film che vorrei vedere detto tra noi). Il detective di Conan Doyle perde cappello, pipa e forza induttiva per riscoprirsi atletico e menacazzotti nell’ennesima cine-reincarnazione affidata stavolta al volto paraculo di Robert Downey Jr. Al suo fianco il solito Watson, ma in una versione decisamente inedita: da scialbo e trasparente guardaspalle di Holmes a sciupafemmine con le fattezze di Jude Law.

E a proposito di (ex) sex symbol, Richard Gere è in doppia confezione regalo per le sue fan (non certo per me, eh): l’affascinante senior del cinema americano prima seguirà sogni e voli della Earhart in Amelia (23 dicembre) di Mira Nair, biopic dedicato alla celebre aviatrice statunitense (nel film è Hilary Swank), prima donna nella storia ad attraversare l’Oceano Atlantico in volo; poi (dal 30 dicembre) sarà il protagonista di un’intensa e quanto mai insolita storia d’amore, quella di HachikoIl tuo migliore amico, che lo vedrà legato a un Akita, pregiata razza canina originaria del Giappone. Buoni sentimenti, amici a quattro zampe e commozione per un classico film natalizio, che avrà fortuna soprattutto in vista dei futuri passaggi televisivi.

Infine Brothers (23 dicembre), drammone bellico firmato dal maestro irlandese Jim Sheridan, che riadatta per l’America Non desiderare la donna d’altri della danese Susanne Bier. Il film è incentrato sulla rivalità tra due fratelli, uno marine, l’altro ex galeotto, che sgomitano nel cuore della stessa donna. Sullo sfondo la guerra in Afghanistan. Cast alla star: Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal, la sempre bellissima Natalie Portman (foto) e l’evergrenn Sam Shepard. Un pò di pepe nella tavola buona del Natale.

Buon cinema e felice Natale a tutti!

Rob.

A cura di cinemavistodame.com

11 film dai cinepanettoni alle spose

Quasi quasi … mi sposo anche io in queste feste …



Anche a Natale cinemvistodame2.com è con te.

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Buone feste a tutti parto per Napoli.

Cinemvistodame.com … what else?

I film in uscita dal 9 e dal 10 dicembre 2009

cinepresa di cinemavistodame Nei cinema dal 9 e 10 dicembre 2009

9 dicembre 2009

  • Dieci inverni – di Valerio Mieli
  • Jennifer’s Body – di Karyn Kusama

11 dicembre 2009

  • Welcome – di Philippe Lioret
  • Land of the Lost – di Brad Silberling
  • L’ultima estate di Eleonora Giorgi

9 dicembre 2009

Dieci inverni

titolo originale: Dieci inverni
nazione: Italia / Russia
anno: 2009
regia: Valerio Mieli
genere: Drammatico
durata: 99 min.
distribuzione: Bolero Film
cast:: I. Ragonese (Camilla) • M. Riondino (Silvestro) • G. Blackhall (Simone) • S. Zhigunov (Fjodor) • S. Nikonenko (prof. Korsakov) • F. Brandi (Niccolò) • R. Nobile (padre di Camilla) • L. Molteni (dottore)
sceneggiatura     V. Mieli • D. Lantieri • I. Aguilar • F. Pontremoli • A. Lebedev
fotografia: M. Onorato
montaggio: L. Mearelli

Trama: Inverno 1999: Camilla lascia il paese d’origine e si trasferisce a Venezia per frequentare l’università. Sul vaporetto incontra Silvestro: un po’ per fato e un po’ per intenzione, il ragazzo perde l’ultima corsa della sera e passa la notte insieme a lei. E’ l’inizio di un amore che chiederà dieci anni per riconoscersi come tale. In mezzo scorrono l’amicizia, la paura, il dubbio, le impennate di orgoglio, l’incredulità.

Sarà per la presenza di Vinicio Capossela, che ho intravisto nel trailer e tra gli attori del film.

Sarà che mi colpì molto l’intensità della resa attoriale di Michele Riondino nell’interpretazione del personaggio di “Francesco” nel film “Il passato è una terra straniera” 2007, di Daniele Vicari, qui la mia analisi al film.

Sarà che il film tratta di un tema a me infondo praticamente sconosciuto: l’amore.

Sarà che guardando il trailer non mi è venuto da piangere.

Sarà che il film è passato nella rassegna di Venezia 66.

Sarà che si respira sempre un’atmosfera aurorale in un’opera prima di un nuovo sceneggiatore e regista.

Sarà che ci sono un sacco di attori italiani, più o meno sconosciuti, in questo film … che voglio dire … a dicembre … son cose.

Sarà che un co-produzione italiano – russa è una cosa che definire rara è un eufemismo.

Sarà per tutta questa serie di ragioni, sia disgiuntamente che congiuntamente considerate, che io consiglio vivamente questo film.

Jennifer’s Body

titolo originale: Jennifer’s Body
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Karyn Kusama
genere: Thriller / Horror
durata: 102 min.
distribuzione: 20th Century Fox
cast: M. Fox (Jennifer Check) • A. Seyfried (Needy Lesnicky) • J. Simmons (Chip) • A. Brody (Nikolai Wolf) • C. Pratt (Roman Duda) • K. Gallner (Colin Gray) • J. Simmons (Mr. Wroblewski) • C. Stevenson (madre di Chip)
sceneggiatura: D. Cody
musiche: S. Barton • T. Shapiro
fotografia: M. Mullen
montaggio: P. Tucker

Trama: Jennifer è una bellissima cheerleader mentre Needy è una timida nerd che frequenta il suo primo amore, Chip un geek carino e sensibile. Needy accompagna Jennifer al bar locale, dove Jennifer spera di conquistare il cantante di un gruppo indipendente. Il piano va letteralmente in fiamme quando un incendio distrugge tutto. Tra i sopravvissuti si trova una stordita Jennifer che viene “salvata” dai membri della band che la portano nel loro furgone. Mentre la piccola cittadina affronta la tragedia, Jennifer riappare con una fame insaziabile della carne succulenta dei suoi ammiratori. Scoperta la trasformazione diabolica dell’amica Needy decide di salvare la città e il ballo scolastico prima che diventi il buffet del sanguinario demone che ha preso possesso del corpo di Jennifer.

Ah beh si certo Diablo Cody è una scrittrice, con un passato da spogliarellista, che ha avuto un suo momento di celebrità grazie all’Oscar vinto con la sceneggiatura del film Juno 2008, diretto da Jason Reitman.

Un film su una prematura gravidanza che fu molto apprezzato alla prima Festa del Cinema di Roma, all’epoca Walter l’aveva chiamata così, prima dell’avvento del critico Gian Luigi Rondi che ha il merito di averla trasformata in un Film Festival vero e proprio (ma sarà poi un merito?)

Va buò … comunque qui, a giudicare dalla trama, stiamo in tutt’altra dimensione.

Un teen horror (ma che roba è??) per la precisione.

Io non sono un teen già da qualche lustro, e non amo, particolarmente, questa nuova onda di pellicole che sta riconducendo un genere molto serio ad un fatto prevalentemente adolescenziale, cosa che per certi versi rischia di banalizzare, e molto, questa ontologia che ha, invece, una enorme rilevanza nella definizione di molti elementi formali del Cinema.

Su IMDB il film ha un ranking 2.0 bassissimo, non che mi fidi al cento per cento degli americani, ma certo siamo a dicembre ragazzi, un mese non felicissimo in Italia, per il Cinema.

Degna, peraltro, di segnalazione la regista Karyn Kusama per il film Girlfight (2000), premiato a Cannes tra gli award della sezione dedicata ai giovani dove vinse una palma d’oro nella categoria film straniero. Che vogliamo forse intendere che di ggiovani se ne intende? Io diffiderei … sono passati 9 anni.

A beh certo direte voi … il corpo di Megan Fox nudo (ma anche vestito ammettiamolo), rimane un valido motivo per una visione in sala della pellicola, … ehm … e come darvi torto su questo …

11 dicembre 2009

Welcome

titolo originale: Welcome
nazione: Francia
anno: 2009
regia: Philippe Lioret
genere: Drammatico
durata: 110 min.
distribuzione: Teodora Film
cast: V. Lindon (Simon) • F. Ayverdi (Bilal) • A. Dana (Marion) • D. Ayverdi (Mina) • T. Godard (Bruno) • O. Rabourdin (tenente Caratini) • Y. Renier (Alain)
sceneggiatura: O. Adam • E. Courcol • P. Lioret
montaggio: A. Sedlackova

Trama: Il giovane curdo Bilal ha attraversato l’Europa da clandestino nella speranza di raggiungere la sua ragazza, da poco emigrata in Inghilterra. Arrivato nel nord della Francia, capisce che la sua unica possibilità è tentare di attraversare la Manica a nuoto. Alla piscina comunale, dove va per allenarsi, finisce per diventare amico di Simon, un istruttore in piena crisi con la moglie, che decide di aiutarlo in questa impresa all’apparenza irrealizzabile.

No non ci credo un film francese con un titolo in inglese.

Leggendo la trama si avela l’arcano.

Che dire … le storie francesi hanno su di me un certo fascino.

Sarà che considero la nascita del cinema un fatto molto francese.

Sarà che, infondo, tra un film in uscita americano, ed uno europeo, preferisco, in genere, quasi sempre il secondo.

Sarà che alla fine non ho capito chi realmente sia questo Philippe Lioret, (voi lo sapete?), e che la storia mi sembra così strampalata, ma così strampalata, che io, su questo film, metto un pollice in su con Oscar.

E faccio bene.

Qui la mia recensione.

Land of the Lost

titolo originale: Land of the Lost
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Brad Silberling
genere: Avventura / Fantascienza
durata: 101 min.
distribuzione: Universal Pictures
cast: W. Ferrell (Dr. Rick Marshall) • A. Friel (Holly Cantrell) • D. McBride (Will Stanton) • J. Taccone (Chaka) • J. Boylan (Enik) • M. Atias (donna Pakuni)
sceneggiatura: C. Henchy • D. McNicholas
musiche: M. Giacchino
fotografia: D. Beebe
montaggio: P. Teschner

Trama: “Land of the Lost” è ispirato a una nota serie tv andata in onda negli Stati Uniti negli anni Settanta: il dottor Rick Marshall, la sua astuta assistente di ricerca e un uomo del sud vengono risucchiati in un vortice spazio temporale. Senza armi e con poche abilità i tre cercheranno di sopravvivere in un universo alternativo abitato da dinosauri e fantastiche creature. Assieme ad un’alleato inaspettato viaggeranno attraverso lo spazio vedendo posti incredibili.

Cioè adesso siamo proprio arrivati a fare i film sulle serie TV.

E’ vero, sono cose già successe persino quando ero teen anche io, con i mitici UFO, quelli del mitico comandante Straker, ma quella era una serie di culto in Italia.

Che senso ha, mi chiedo e vi chiedo, inserire nella programmazione natalizia italiana, un film su una serie TV USA degli anni ’70, che persino negli USA, hanno considerato una emerita schifezza?

Io certe cose non me le chiedo neanche più, in effetti, ma la verità è che siamo l’ultima provincia dell’impero del cinema americano. E basta avere un abbonamento a SKY Cinema per esserne matematicamente certi.

Aborro.

Ah si certo … Brad Silberling ha scritto, diretto e prodotto nel 2002 Moonlight Mile, un film che faceva un po’ meno cagare di questo. E allora?

L’ultima estate

titolo originale: L’ultima estate
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Eleonora Giorgi
genere: Commedia
durata: n.d.
distribuzione: n.d.
cast:    R. Farnesi (Massimo) • D. Poggi (Ornella) • F. Ferrazza (Ilaria) • G. Penterani (Paolo) • M. Carpente (Valentina)
sceneggiatura:     E. Giorgi
fotografia: B. Giurato
montaggio: A. Siciliano

Trama: Tre uomini stanno scassinando un Bancomat quando piomba su di loro una Gazzella dei Carabinieri: la situazione degenera in una sparatoria. Mesi dopo il fatale incidente il destino fa incontrare Ilaria e Paolo, due giovanissimii: i due ignorano di avere dei reciproci ruoli nella tragica vicenda. In Tribunale, l’intrecciarsi degli eventi arriva come un uragano a spezzare la loro serenità, fino a che un colpo di scena finale …

Vorrei iniziare questo commento dall’idea del segno dei tempi.

E non sto parlando delle rughe, impietose, sul viso di Eleonora Giorgi.

Parlo dell’idea che un’attrice che fu un mito, una icona del cinema vietato ai minori dei 14 anni (chi si ricorda questo divieto vintage, come si direbbe oggi?), sia costretta più per necessità, temo, che per vocazione, a diventare, niente di meno che, sceneggiatrice e regista.

Che voglio dire sarebbero cose, se non fosse per il legittimo sospetto di peccato di “ultima spiaggia“.

Che è anche questo il medesimo segno dei tempi.

Possibile cioè, dico io, che esista un’industria, così che spietata, che abbandona gli artisti al proprio destino?

Possibile. E se non abbiamo traccia né dei produttori né dei distributori, vuole dire che un’opera d’arte difficilmente sarà.

Ed è un peccato, avrei avuto molto piacere a presentare, credetemi, quest’opera come il capolavoro del riscatto dell’attrice, che i più informati dichiarano come già al secondo film come regista (qualcuno conosce il primo?)

La cosa più triste, guardando il trailer, è il tentativo di replicare le ambientazioni un po’ ambigue degli anni del suo successo con il (posso dirlo?), discutibile tentativo di’inserire questo film nel filone giovanilistico, con risultati, sia attoriali che formali, che definire discutibili è generoso. Ed anche questo, e tre, è il segno dei tempi.

Bah … misteri del cinema italiano.

A cura di cinemavistodame.com

Dieci inverni o Megane Fox nuda?

Detta così sembrerebbe non esserci storia … eppure …

michele-riondino-e-isabella-ragonese-in-un-immagine-del-film-dieci-inverni
megan-fox-in-una-scena-del-film-jennifer-s-body

… eppure anche questa settimana la verità è su cinemavistodame2.com con un bel nuovo dominio tutto suo.

Clicca sul nuovo numero … qui.

I film in uscita il 3 ed il 4 dicembre 2009

cinepresa di cinemavistodame Nei Cinema dal 3 e 4 dicembre 2009

3 dicembre 2009

  • A Christmas Carol – di Robert Zemeckis

4 dicembre 2009

  • A Serious Man – di Ethan Coen • Joel Coen
  • Il mio amico Eric – di Ken Loach
  • Ben X – di Nic Balthazar
  • Moon – di Duncan Jones
  • L’uomo nero – di Sergio Rubini
  • Ninja Assassin – di James McTeigue
  • L’isola delle coppie – di Peter Billingsley

A Christmas Carol

titolo originale: A Christmas Carol
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Robert Zemeckis
genere:Animazione
durata: 120 min. – 3D
distribuzione: Buena Vista International
cast: J. Carrey (Ebenezer Scrooge / Fantasmi del Natale Passato, Presente, Futuro) • R. Wright Penn (Belle) • C. Firth (Fred) • G. Oldman (Bob Cratchit / Marley / Tiny Tim) • C. Elwes (Gentleman corpulento) • C. Blue (Mr. Cratchit) • D. Sabara (Peter Cratchit) • B. Hoskins (Mr. Fezziwig / Vecchio Joe) • F. Flanagan (Mrs. Dilber) • L. Manville (Mrs. Cratchit) • S. Valentine (Pompe funebri)
sceneggiatura: R. Zemeckis
musiche: A. Silvestri
fotografia: R. Presley
montaggio: J. O’Driscoll

Trama: La storia senza tempo scritta da Charles Dickens su un avaro vecchietto che deve affrontare i Fantasmi del Natale Passato, Presente e Futuro, che lo aiuteranno a riportare la gentilezza nel suo cuore freddo. I Fantasmi gli ricorderanno come l’uomo era una volta, la dura verità della situazione del mondo di oggi e cosa accadrà se non cercherà di essere un uomo migliore. Durante Natale, il giorno più gioioso dell’anno, Scrooge realizzerà il tagliente contrasto della sua personalità.

Sono cresciuto a pane e Robert Zemeckis.

Ho adorato tre suoi film in particolare:

  1. Back to the future” (un film innovativo).
  2. Who Framed Roger Rabbit” (un film geniale poi copiato nell’idea da Maurizio Nichetti in Italia)
  3. Forrest Gump” (un premio oscar stra-meritato).

Credo, pertanto, che Robert sia il regista più adatto per introdurci, con un classico della cinematografia natalizia, nel futuribile mondo del 3D.

Che dire … ho voglia di tornare bambino. Con i miei occhiali speciali per il film, e godermi lo spettacolo degli spiriti del Natale che s’impossessano del vecchio Scrooge.

Sono di parte, e lo ammetto.

Ma per me è film da non perdere.

A Serious Man

titolo originale: A Serious Man
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Ethan Coen • Joel Coen
genere: Commedia
durata: 105 min.
distribuzione: Medusa Film
cast: M. Stuhlbarg (Larry Gopnik) • R. Kind (zio Arthur) • F. Melamed (Sy Ableman) • S. Lennick (Judith Gopnik) • A. Wolff (Danny Gopnik) • J. McManus (Sarah Gopnik) • M. Lerner (Solomon Schlutz)
sceneggiatura: J. Coen • E. Coen
musiche: C. Burwell
fotografia: R. Deakins
montaggio: E. Coen • J. Coen

Trama: E’ il 1967 e Larry Gopnik, un professore di fisica in una quieta università del midwest è appena stato informato che la moglie Judith lo sta lasciando. Si è innamorata di uno dei suoi pomposi colleghi, Sy Ableman, che le sembra un uomo più solido rispetto all’inetto Larry. Il fratello disoccupato di Larry, Arthur, dorme sul divano, suo figlio Danny è un problema per la sua disciplina ed è uno scansafatiche alla sua scuola ebrea e sua figlia Sarah ruba dei soldi dal suo portafoglio per poter mettere da parte la cifra per una plastica al naso. Mentre sua moglie e Sy Ableman fanno spensieratamente delle nuove sistemazioni domestiche e suo fratello diventa un carico sempre più pesante, una lettera anonima e ostile cerca di sabotare l’occasione per Larry di ottenere la docenza all’università. Intanto un laureando sembra che voglia ricattarlo per passare l’anno e allo stesso tempo lo minaccia di denunciarlo per diffamazione, e la bellissima donna della porta accanto lo tormenta prendendo il sole nuda. Combattendo per mantenere il suo equilibrio, Larry chiede aiuto a tre differenti rabbini. Potranno aiutarlo ad affrontare le sue pene e farlo diventare una persona giusta?

I fratelli Coen tornano con il film presentato all’ultimo Roma Film Festival.

Un loro film vale sempre, per definizione, il prezzo del biglietto.

La loro analisi della società americana, sempre sagace ironica e beffarda, questa volta ci riporta indietro al 1967 (un anno prima del mitico anno ’68).

Cosa avranno trovato in questa storia i due geniali fratelli?

Io ho una gran voglia di scoprirlo con voi in sala, che ne dite?

Il mio amico Eric

titolo originale: Looking for Eric
nazione: Gran Bretagna / Italia / Francia / Belgio
anno: 2009
regia: Ken Loach
genere: Commedia
durata: 119 min.
distribuzione: Bim Distribuzione
cast: S. Evets (Eric Bishop) • E. Cantona (se stesso) • S. Bishop (Lily) • G. Kearns (Ryan) • M. McNulty (Eric giovane) • S. Gumbs (Jess)
sceneggiatura: P. Laverty
fotografia: B. Ackroyd

Trama: Eric sembra aver perso completamente il controllo della sua vita, la moglie o ha lasciato e i gli amici non riescono ad aiutarlo. Ma il suo mito Eric Cantona arriva magicamente a dargli tutte le soluzioni.

Qui ragazzi torna un grande della cinematografia inglese il mitico Ken Loach che soffiò una palma d’oro, qualche anno fa, al “Caimano” di Nanni Moretti.

Qui pare che il film sia addirittura divertente.

Ammettiamolo, i suoi film iniziali del periodo di Margaret Thatcher, rimangono, almeno secondo me, le sue cose migliori (penso a “Riff Raff“, “Piovono pietre“, “Lady Bird Lady Bird“, pellicole che ho letteralmente amato), o anche “Carla’s Song“, che è un film che divide, ma che a me piacque assai … eppoi sai che c’è?

C’è che un film di Ken Loach merita quanto meno una visione in sala prima di criticarlo.

E dai su.

Ben X

titolo originale: Ben X
nazione: Belgio
anno: 2007
regia: Nic Balthazar
genere: Drammatico
durata: 93 min.
distribuzione: Onemovie
cast: G. Timmermans (Ben) • M. Pinoy (Madre) • L. Verlinden (Scarlite) • C. Sutter (Jonas) • G. Schrijver (Coppola) • M. Claeyssens (Desmet) • T. Voogdt (Bogaert) • B. Smets (Ben a 6 anni) • P. Goossen (Padre)
sceneggiatura: N. Balthazar
musiche: P. Khan
fotografia: L. Berghmans
montaggio: P. Ravoet

Trama: Ben è diverso. La sua vita è un universo a sé stante in cui gioca ossessivamente on-line ad Archlord, il videogioco preferito, mettendocela tutta per adattarsi al mondo reale in cui vive. Il duro mondo di un istituto tecnico è per lui una sorta di inferno quotidiano. Terrorizzato dall’idea di dover subire continuamente atti di bullismo, Ben escogita un piano. Nella sua vita arriva poi Scarlite, la ragazza conosciuta nel videogioco on-line. Questo non fa però parte del piano.

Credo che di questo film sia già in cantiere un remake. I nostri geni del marketing pur essendo del 2007 ce lo propinano adesso.

Vi dico la verità … il film non è male credo.

Anzi merita certamente di sopravanzare quello di Sergio Rubini per dirne una.

In Belgio hanno tanti difetti ma non di fare brutti film.

Moon

titolo originale: Moon
nazione: Gran Bretagna
anno: 2009
regia: Duncan Jones
genere: Fantascienza
durata: 97 min.
distribuzione: Sony Pictures
cast: S. Rockwell (Sam Bell) • K. Spacey (GERTY) • M. Berry (Overmeyers) • R. Chalk (Sam) • D. McElligott (Tess Bell) • K. Scodelario (Eve Bell) • B. Wong (Thompson) • M. Stewart (tecnico)
sceneggiatura: N. Parker
musiche: C. Mansell
fotografia: G. Shaw
montaggio: N. Gaster

Trama: L’astronauta Sam Bel è incaricato di reperire sulla Luna, dove lavora solo in comagnia del computer GERTY, una fonte di energia primaria capace di ovviare ai problemi energetici che affliggono il pianeta terra. Allo scadere dei suoi tre anni di missione Sam Bel sta per riabbracciare la sua famiglia quando uno strano incontro renderà le cose più complicate.

Con questo film oso.

Amo e non amo la Science Fiction.

O meglio la amo e l’adoro se fatta bene l’aborro se fatta male.

Ma difronte ad un film che ha vinto 10 awards e ricevuto 7 nominations senza essere un film americano di genere dire che sono incuriosito è dire poco.

Se poi gli awaeds sono quelli del Sitges – Catalonian International Film Festival, o del British Independent Film Awards … chapo’.

L’uomo nero

titolo originale: L’uomo nero
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Sergio Rubini
genere: Drammatico
durata: n.d.
distribuzione: 01 Distribution
cast: V. Golino (Franca Rossetti) • R. Scamarcio (Pinuccio) • A. Falchi (Valeria Giordano) • S. Rubini (Ernesto Rossetti) • F. Gifuni (Gabriele Rossetti) • M. Buy (Anna) • M. Micheli (Avvocato Pezzetti)
sceneggiatura: S. Rubini • D. Starnone
fotografia: F. Cianchetti

Trama: Gabriele Rossetti torna in un paesino della Puglia per l’estremo saluto al padre morente, Ernesto. Le ultime parole dell’anziano risvegliano in lui il ricordo di un episodio lontano nel tempo. Siamo negli anni ’60 …

Devo riconoscere una cosa.

Quando uscì “La stazione” pensai che il Cinema italiano aveva trovato un autore, oltre che un attore.

Oggi non so dire se l’eclettico Sergio sia da annoverare, con il suo cinema, come personaggio di spicco in entrambe le categorie.

Come autore si è un po’ perso, rincorrendo storie pugliesi in cui il desiderio di stupire invade il campo della originalità della storia.

Come attore mi sa che rimane troppo in contemplazione di se stesso.

Un duro flop non gli farebbe male. (Dai che si scherza).

Sergio … ritorna quel capostazione pregno di buoni sentimenti che amammo nel tuo primo film.

Ninja Assassin

titolo originale: Ninja Assassin
nazione: U.S.A. / Francia / Germania
anno: 2009
regia: James McTeigue
genere: Azione
durata: 99 min.
distribuzione: Warner Bros
cast: N. Harris (Mika Coretti) • Rain (Raizo) • S. Kang (Hollywood) • R. Duk Kim (Marstro Tattoo) • R. Yune (Takeshi) • B. Miles (Ryan Maslow) • S. Kosugi (Lord Ozunu) • T. Igawa (Herbalist)
sceneggiatura: M. Sand • J. Straczynski
musiche: I. Eshkeri
fotografia: K. Lindenlaub
montaggio: G. Ganziano • J. Jett Sally

Trama: Raizo è uno dei più mortali assassini del mondo. Raccolto dalla strada quando era un bambino, è stato trasformato dall’Ozunu Clan, una società segreta la cui esistenza è considerata un mito, in un killer addestrato. Ma perseguitato dall’esecuzione senza pietà di un suo amico da parte del Clan, Raizo rompe i suoi legami e sparisce. Adesso aspetta, preparando la sua vendetta.

Sto film non sarà neanche tanto male.

Ma pensare che ci arrivi una co-produzione U.S.A. / Francia / Germania per un film con questo titolo mentre per vedere un eccellente cinema brasiliano come quello che è stato proiettato a Roma al recente Brasile film Festival svoltosi al cinema Farnese un po’ mi girano.

L’isola delle coppie

titolo originale: Couples Retreat
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Peter Billingsley
genere: Commedia
durata: 107 min.
distribuzione: Universal Pictures
cast: K. Bell • M. Akerman • J. Bateman • V. Vaughn • J. Favreau • K. Jeong • K. Davis • J. Reno • J. Higgins • F. Love • T. Smith (Jennifer) • T. Morrison (Briggs)
sceneggiatura: J. Favreau • V. Vaughn • D. Fox
musiche: A. Rahman
fotografia: E. Edwards
montaggio: D. Lebental


Trama: Quattro coppie decidono di passare le vacanze nello stesso villaggio vacanze di una sperduta isola tropicale. Mentre una di queste è là per lavorare sul proprio matrimonio, le altre si trovano costrette a partecipare a delle bizzarre sessioni di terapia di gruppo …

Qui come al solito siamo al vero e proprio scult che releghiamo in ultima posizione.

Un titolo tradotto male ad arte, per confondere l’italiano medio, sul fatto che questo film parli di una sorta di isola dei famosi o robe del genere.

Niente di tutto questo.

Nessun reality show dietro le quinte … solo un film di ultima categoria made in USA.

Che tristezza che mi viene in questi casi.

A cura di cinemavistodame.com