Cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Uomini seri, amici e spiriti natalizi in 3D

Anche questa settimana vi aiutiamo noi …

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A districarvi tra film di autori notevoli, classici del cinema natalizi rivisitati in 3D, e bufale di varie fogge, dimensioni e nazionalità.

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E ricorda che il cinema visto in sala è la più bella ed utile invenzione insieme a: il piroscafo, il sommergibile (specie se di colore giallo), il dirigibile (specie quello della Good Year), la mongolfiera, la nutella, il Subbuteo, ed il polistirolo espanso, dillo ai tuoi amici che lo guardano dal computer.

3° Festival del Cinema Brasiliano a Roma

cinema farnese roma

CINE FEST BRASIL – ROMA
per un cinema brasiliano senza confini

25-29 novembre 2009

Cinema Farnese, Campo de’ Fiori, 56 Roma

E’ arrivato nella capitale il CINE FEST BRASIL-ROMA, Festival del Cinema Brasiliano che presenta, dal 25 al 29 novembre, una ricca selezione della produzione cinematografica più recente.

Con undici film di qualità, con la partecipazione di attori come Reynaldo Gianecchini, registi del calibro di Bruno Barreto, produttori come Iafa Britz, con l’intento di coinvolgere la platea, così come gli studenti di cinema, il CINE FEST BRASIL-ROMA, ha l’ambizione di presentare al pubblico romano una visione attuale e molteplice della cinematografia brasiliana contemporanea.

Coproduzioni italo–brasiliane come il pluripremiato Estômago, della Indiana Production Company di cui Gabriele Muccino è direttore artistico, commedie brillanti che hanno riscosso un grande successo in Brasile, documentari, film drammatici che hanno fatto discutere, come Última parada 174, saranno presentati al pubblico dagli stessi registi, attori e produttori. Sarà quindi proprio il pubblico in sala a scegliere il miglior film, premiandolo, con il torfeo Lente di Cristallo, nel corso della serata di chiusura.

Alla luce del nuovo trattato di coproduzione cinematografica siglato recentemente dal governo brasiliano e da quello italiano, tra gli obbiettivi del Festival c’è anche quello di consolidare i legami con il mondo della cinematografia italiana, al fine di aprire nuovi spazi internazionali per il cinema brasiliano e incentivare scambi tra le nuove generazioni di cineasti.

“Lo studente di cinema di oggi sarà il regista di domani – sottolinea Adriana Dutra, una delle fondatrici – conoscendo ora le potenzialità della cinematografia brasiliana – aggiunge – ci auguriamo che gli studenti italiani possano in futuro interessarsi a possibili coproduzioni, per aprire una nuova strada comune alle nostre cinematografie.”

A questo scopo il CINE FEST BRASIL-ROMA, in collaborazione con l’Università e con le Scuole di cinema della capitale, promuove una competizione per il miglior backstage del Festival e per la miglior critica realizzata su un film in concorso.

Il CINE FEST BRASIL-ROMA, che gode del patrocinio dell’EMBRATUR, ente governativo per lo sviluppo del turismo brasiliano, sarà inaugurato, con il prezioso appoggio dell’Ambasciatore José Viegas Filho e di tutti i collaboratori della sede diplomatica, con una grande festa ad inviti, che si terrà il 25 novembre, nello storico Palazzo Pamphilj in Piazza Navona 14, sede dell’Ambasciata del Brasile a Roma, alla quale parteciperanno grandi personalità del cinema dei due paesi.

INFFINITO
Creata dalle socie Vivianne Spinelli e dalle sorelle Claudia e Adriana Dutra, la società Inffinito (dove la seconda F sta per film) www.inffinito.com, rappresenta oggi una delle più importanti vetrine per il cinema brasiliano, in Brasile come all’estero. Formata dalla Inffinito Arte e Cultura, Inffinito Eventi e Produzioni (Brasile) e dalla Inffinito Foundation (USA), la società ha lo scopo di diffondere la produzione culturale brasiliana attraverso le manifestazioni più diverse. Una di queste è il Circuito Inffinito dei Festival, che ha portato la settima arte brasiliana nei quattro angoli del pianeta. Oltre a ciò il gruppo promuove importanti eventi culturali come il “Verão do Morro”, fortunatissimo evento di musica e cinema realizzato sul Morro da Urca, la stupenda collina attigua al Pan di Zucchero, immagine cartolina di Rio de Janeiro, e lo spettacolo musicale “Conexão Samba”, nella Piazza dell’Apoteosi, il più grande palco del samba carioca.
Quindici anni di esperienza hanno dato alla Inffinito il meritato riconoscimento quale impresa innovativa, forte, dinamica e creativa, capace di consolidare l’immagine di un Brasile di qualità in patria e sul mercato internazionale.

Film presentati

LuanaPiovani_

(Tutti sottotitolati in italiano)

Lungometraggi:
1. Mulher Invisível, La Donna invisibile, di Cláudio Torres
2. Maré, Nossa História de Amor, Marea, La nostra storia d’amore di Lúcia Murat
3. O Contador de Histórias, Il Racconta storie, di Luiz Villaça
4. Se Nada Mais der Certo, Se niente va per il verso giusto, di José Eduardo Belmonte
5. Verônica, Verônica, di Maurício Farias
6. Divã, Divano, di José Alvarenga Jr.
7. Última Parada 174, Ultima fermata 174, di Bruno Barreto
8. Romance, Romanzo, di Guel Arraes
9. Estômago, Estomago, una storia gastronômica, di Marcos Jorge

Documentari:
1. O Homem que Engarrafava Nuvens, L’uomo che imbottigliava nuvole di Lírio Ferreira
2. Fumando Espero, Fumando aspetto, di Adriana Dutra

Il programma delle proiezioni: qui.

I film in uscita dal 27 novembre 2009

cinepresa di cinemavistodame Nei Cinema dal 27 novembre 2009

  1. Francesca – di Bobby Paunescu – Romania
  2. 500 giorni insieme – di Marc Webb – U.S.A.
  3. Triage – di Danis Tanovic – Irlanda / Belgio
  4. Dorian Gray – di Oliver Parker – Gran Bretagna
  5. La dura verità – di Robert Luketic – U.S.A.
  6. Cado dalle nubi – di Gennaro Nunziante – Italia
  7. Meno male che ci sei – di Luis Prieto – Italia
  8. La cosa giusta – di Marco Campogiani – Italia
  9. Senza amore – di Renato Giordano – Italia

Francesca

titolo originale: Francesca
nazione: Romania
anno: 2009
regia: Bobby Paunescu
genere: Drammatico
durata: 96 min.
distribuzione: Fandango
cast: M. Barladeanu (Francesca) • D. Boguta (Mita) • L. Gheorghiu (Ana) • T. Corban (Ion)
sceneggiatura: B. Paunescu
fotografia: A. Butica
montaggio: I. Stroe

Trama: Francesca è una giovane maestra d’asilo che sogna di emigrare in Italia. Nella speranza di una vita migliore, la giovane è pronta ad affrontare qualunque ostacolo, persino i dubbi e le preoccupazioni delle persone che le sono vicine. Il piano prevede che Mita, il suo ragazzo, la raggiunga in Italia non appena porterà a termine un piccolo affare in cui è coinvolto. Ma le cose prendono una piega infelice, vengono alla luce penose verità e le priorità cambiano.

Se avete scorso, come me, qualche rivista di critica cinematografica, avrete avuto modo di verificare l’attenzione verso la cinematografia rumena, che, dopo un lungo silenzio, grazie ai festival, è tornata agli onori della cronaca per merito soprattutto dell’opera di alcuni registi, tra i quali come non menzionare Cristian Mungiu autore di “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni“, Palma d’Oro a Cannes.

All’ultima Mostra di Venezia è stato, peraltro, proprio questo film a ricevere il privilegio di aprire la sezione Orizzonti, ovvero quella che, come molti di voi sanno, tenta di fare il punto della situazione sul cinema meno in vista, più lontano, meno spettacolare.

La scelta si è rivelata vincente, non tanto però per le qualità o meno del film, ma per il caos di polemiche che si sono trascinate poi subito sui giornali.

Piccolo gossip: il film salì agli onori delle cronache all’epoca della rassegna di Venezia, a causa di due insulti pronunciati da un suo personaggio contro Alessandra Mussolini (PdL) e Flavio Tosi (sindaco di Verona, Lega Nord).

Il tema ovviamente è un di quelli molto attuali: l’immigrazione di una ragazza rumena in Italia.

Ve lo consegno come film contro i pregiudizi.

500 giorni insieme

titolo originale: (500) Days of Summer
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Marc Webb
genere: Commedia
durata: 96 min.
distribuzione: 20th Century Fox
cast: J. Gordon-Levitt (Tom Hansen) • Z. Deschanel (Summer Finn) • G. Arend (McKenzie) • C. Moretz (Rachel Hansen) • M. Gubler (Paul) • C. Gregg (Vance) • P. Belcher (Millie) • R. Boston (Alison)
sceneggiatura: S. Neustadter • M. Weber
musiche: M. Danna • R. Simonsen
fotografia: E. Steelberg
montaggio: A. Bell

Trama: “500 giorni insieme” racconta il rapporto tra Summer, una ragazza poco incline all’amore, e Tom, un ragazzo sognatore che si innamorerà perdutamente di lei. Nell’arco di 500 giorni viene raccontata la bizzarra storia d’amore, dal punto di vista di Tom, sulle note di celebri brani pop.

Diciamo che pur trattandosi di un film americano credo che nonostante tutto questa sia l’uscita migliore della settimana.

Ed aggiungo che di esordi così ce ne vorrebbero uno alla settimana.

Senza considerare il difficile filone nel quale il film s’incanala.

Quello della commedia a sfondo musicale.

Ve lo consegno come film da non perdere.

Triage

titolo originale: Triage
nazione: Irlanda / Belgio
anno: 2009
regia: Danis Tanovic
genere: Drammatico
durata: 96 min.
distribuzione: 01 Distribution
cast: C. Farrell (Mark Walsh) • C. Lee (Joaquín Morales) • K. Reilly (Diane) • R. Ritchie (Shiite Boy) • J. Stevenson (Amy) • P. Vega (Elena Morales) • B. Djuric (Dr. Talzani) • J. Sives (David)
sceneggiatura: D. Tanovic
musiche: L. Godoy
fotografia: S. Deasy
montaggio: F. Calvelli • G. Young

Trama: Due esperti fotoreporter, Mark e David, lavorano nel Kurdistan in guerra. Mark è molto ambizioso e vuole seguire i combattimenti da vicino alla ricerca della foto della sua vita, ma David ne ha abbastanza e molla tutto per ritornare a casa dalla moglie incinta, Diane. Quando anche Mark viene ferito e fa ritorno in Irlanda, rimane sconvolto nell’apprendere che non si hanno notizie di David. Esausto, disorientato, ossessionato da fantasmi di violenza e incapace di ritornare alla sua vecchia vita con Elena, l’uomo peggiora a vista d’occhio. In ospedale, i medici giungono alla conclusione che la sua paralisi è un problema psicologico legato a qualcosa accaduto a David e che Mark non vuole ricordare. A scoprirlo sarà l’anziano nonno di Elena, uno psichiatra esperto in traumi bellici e che si è occupato del ‘recupero’ dei criminali di guerra dopo la guerra civile spagnola.

Questo film e questo regista Danis Tanovic ci piacciono assai.

Già con il suo No Man’s Land (2001), sulla nota questione della faida tra Bosnia ed Herzegovina, di cui fu oltre che regista anche sceneggiatore, ci aveva convinto assai. (Qui la mia analisi al film).

Sarà che mi piacerebbe addentrarmi in un mistero cupo che ha per scenario l’incubo della guerra, e per interpreti la splendida Paz Vega che letteralmente adorai in “Lucia y el sexo”, uno dei miei attori preferiti, Colin Farrell, ed un’icona del calibro di Christopher Lee.

Sarà per queste e molte altre cose che potrei dire ma che riassumo nel concetto film da vedere.

Dorian Gray

titolo originale: Dorian Gray
nazione: Gran Bretagna
anno: 2009
regia: Oliver Parker
genere: Drammatico
durata: 112 min.
distribuzione: Eagle Pictures
cast: C. Firth (Lord Henry Wotton) • B. Barnes (Dorian Gray) • R. Hurd-Wood (Sybil Vane) • R. Hall (Emily Wotton) • E. Fox (Lady Victoria Wotton) • B. Chaplin (Basil Hallward) • C. Goodall (Lady Radly) • F. Shaw (Agatha) • P. Torrens (Victor)
sceneggiatura: T. Finlay
musiche: C. Mole
fotografia: R. Pratt
montaggio: G. Bensley

Trama: Trasposizione del “Dorian Gray” di Oscar Wilde: un giovane corrotto riesce in qualche modo a mantenere la sua bellezza giovanile eterna, ma un dipinto speciale rivela gradualmente a tutti quanti la sua mostruosità interiore …

Trasposizione del celebre romanzo di Oscar Wilde, contro il puritanesimo vittoriano, e sul culto esclusivo della bellezza.

ll racconto è celeberrimo, Oscar Wilde un maestro, ma non lasciatevi ingannare da questo film che non è piaciuto in madre patria.

Né tanto meno al “Toronto International Film Festival” mentre al “Sitges – Catalonian International Film Festival“si è conquistato una nomination come miglior film.

Direi dubbio amletico.

La dura verità

titolo originale: The Ugly Truth
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Robert Luketic
genere: Commedia
durata: 101 min.
distribuzione: Sony Pictures
cast: K. Heigl (Abby Richter) • G. Butler (Mike Chadway) • B. Turner (Joy) • E. Winter (Colin) • N. Searcy (Stuart) • J. Goins (Cliff) • C. Hines (Georgia) • J. Higgins (Larry) • K. Connolly (Jim)
sceneggiatura: N. Eastman • K. McCullah Lutz • K. Smith
musiche: A. Zigman
fotografia: R. Carpenter
montaggio: L. Churgin

Trama: Abby Richter è un’ambiziosa produttrice di un talk show mattutino, “A.M. Sacramento”, ma nel campo dei rapporti di coppia è disastrosa. Quando il suo show soffre un calo negli ascolti, è costretta a dare spazio al nuovo corrispondente speciale Mike Chadway, un uomo capace di farla andare su tutte le furie. Il suo spazio televisivo “La dura verità” promette di rivelare quello che pensano veramente gli uomini, e il suo stile decisamente scioccante mette Abby in una situazione poco piacevole. Come se non bastasse questa parte del programma fa impennare gli ascolti del network. Una sera Abby incontra il suo vicino Colin, un medico single: lui è tutto quello che Mike Chadway non è: elegante, educato e assolutamente non interessato alle cose volgari. Abby ha bisogno del punto di vista di Mike sul pensiero maschile per compiere le mosse giuste …

Nonostante due nomination al Teen Choice Awards (Choice Summer Movie Star: Female Katherine Heigl e Choice Summer Movie: Romance), non credo che questo film americano valga poi così tanto la pena, in verità.

Sarà che Robert Luketic sia un regista che abbia fino ad oggi lascito segni evidenti della sua opera.

Nonostante due nomination: una al Young Hollywood Awards ed una al Aspen Shortsfest.

Io lo archivierei tra gli evitabili. Ma proprio tranquillo tranquillo.

Anche questa è una dura verità ;-)

Cado dalle nubi

titolo originale: Cado dalle nubi
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Gennaro Nunziante
genere: Commedia
durata: n.d.
distribuzione: Medusa Film
cast: C. Zalone (Checco) • D. Abbrescia (Alfredo) • G. Michelini (Marika) • F. Troiano (Manolo) • F. Chillemi (Luisa) • R. Cremona (Roberto) • G. Angelillo (zio di Checco) • A. Ferruzzo (madre di Checco) • I. Marescotti (padre di Marika)
sceneggiatura: G. Nunziante • C. Zalone
fotografia: L. Adorisio

Trama: Checco è un giovane pugliese che sogna di diventare cantante. Lasciato dalla ragazza perché insegue sogni irrealizzabili mentre lei vuole sistemarsi, Checco decide di lasciare Polignano e raggiungere Milano, dove forse riuscirà a sbarcare il lunario. A Milano viene ospitato dal cugino Alfredo ma ovviamente fatica ad adattarsi alla mentalità aperta milanese. Incontra Marika ed è un colpo di fulmine per entrambi. Checco la fa ridere e a lui piace il suo sorriso. Ma il padre di Marika è un leghista vero e proprio, pieno di pregiudizi sui meridionali, figuriamoci poi quando vede Checco! Contemporaneamente trova lavoro in un ristorante e comincia a partecipare a diversi provini fino a quando una volta viene addirittura cacciato perché arriva tardi… Poi d’improvviso il suo talento canoro unito a quello comico vengono riconosciuti: Checco può essere il nuovo fenomeno e il discografico che l’aveva inizialmente cacciato comincia a cercarlo per tutta la città. Checco sta per coronare il suo sogno, ma riuscirà ad avere l’amore di Marika o tornerà al suo paese da vincitore riconquistando l’ex fidanzata?

Checco Zalone è un comico dell’ultima ora.

Fa ridere, è bravo, si è distinto per le parodie di cantanti, ed in questa Italia in cui i comici devono necessariamente approdare, magari a ridosso di Natale, al cinema, eccoci di fronte all’evitabile … anzi che dico all’inevitabile film di questo comico.

Sarei tentato a sospendere il giudizio.

Il film ha un forte imprinting pugliese.

Credo che due sane risate le faccia anche fare.

Personalmente, però, continuo a credere che il Cinema sia un’altra cosa.

A chi piace il genere dovrei mettere da vedere … ma complessivamente considerando le cose lascio un dubbio.

Meno male che ci sei

titolo originale: Meno male che ci sei
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Luis Prieto
genere: Sentimentale
durata: 106 min.
distribuzione: Universal Pictures
cast: C. Gerini (Luisa) • C. Martegiani (Allegra) • A. Sperduti (Gabriele) • M. Giallini (Federico) • G. Caprino (Giovanni) • S. Sandrelli • G. Cinque
sceneggiatura: F. Pontremoli • M. Raineri

Trama: “Meno male che ci sei” è la storia di due donne: la diciassettenne Allegra a volte si sente invisibile; i genitori la trascurano, le compagne la escludono, Gabriele, il ragazzo perfetto, la tratta come una sorellina minore. Luisa ha trentacinque anni e a volte si sente ingombrante. È single, tormentata da un mutuo trentennale e da una relazione con un uomo sposato. Allegra e Luisa non si conoscono, ma un incidente le fa incontrare e cambia la vita a entrambe …

Meno male che ci sei” … ehm … ma siete proprio sicuri????

La scritta [Dal regista di “Ho voglia di te“] messo sulla locandina del film sembrerebbe volere trasferire una garanzia, che, per quanto mi riguarda, si traduce effettivamente in una garanzia … ma non in quella che auspicavano gli spietati markettari cinematografici italiani.

Anche se c’è Claudia Gerini (inedita ?) ci sarà, tra me e questi film, un gap generazionale.

Vi sentirete dire che non è il solito film giovanilistico, che ci sono due generazioni a confronto, ma non fidatevi.

Sono, per i miei appena un po’ più raffinati gusti cinefili, pellicole troppo intrise della Moccia Cultura, di adolescenti con le loro pastoie e le loro seghe mentali, che non riescono a stimolare considerazioni che vadano verso la condivisione di questa ontologia di cinema, che rimane un po’, ahimè, lo specchio del degrado culturale in cui il nostro paese sta crollando.

Non evitabile … evitabilissimo.

La cosa giusta

titolo originale: La cosa giusta
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Marco Campogiani
genere: Poliziesco
durata: 93 min.
distribuzione: Istituto Luce
cast: P. Briguglia (Eugenio Fusco) • E. Fantastichini (Duccio Monti) • A. Hafiene (Khalid) • C. Filippi (Serena) • A. Gharby (Youssef) • S. Abbary (Sofia)
sceneggiatura: M. Campogiani • G. De Feo
musiche: T. Teardo
fotografia: M. Calvesi
montaggio: M. Menicocci

Trama: Eugenio Fusco e Duccio Monti sono due poliziotti diversissimi, per carattere, metodi, linguaggio, storie personali. Estranei. Incompatibili. Eugenio è un agente giovane, preparato, curioso, con delle ambizioni personali e ancora idealista. Duccio è invece un uomo pratico, d’esperienza, che il tempo e il mestiere hanno reso realista e forse cinico. I due si conoscono e subito si detestano, ma dovranno passare molti giorni insieme. Sono infatti incaricati di pedinare uno straniero, Khalid Amrazel, liberato dopo mesi di detenzione in carcere per il sospetto di appoggiare una cellula di terroristi. Scarcerato per decisione di un GUP, ma in attesa di una sentenza definitiva, di una verità chiara sul suo caso. E’ un pericolo reale? O si tratta di un altro grave errore giudiziario – come teme Eugenio – nel clima di paure e sospetti post 11 settembre? O forse, come ritiene Duccio, l’errore è stato proprio quello di liberarlo? Con queste domande ha inizio l’inseguimento dei poliziotti, ognuno con le sue risposte e i propri segreti dubbi …

Un altro film italiano sull’integrazione razziale?

Maddai?

E basta.

In effetti c’è una cosa giusta da fare … non andare a vedere questo film evitabile.

Senza amore

titolo originale: Senza amore
nazione: Italia
anno: 2007
regia: Renato Giordano
genere: Drammatico
durata: 100 min.
distribuzione: Mediaplex
cast: F. De Vito (Pedofilo) • G. Furia (Prete) • F. Verginelli (Gaetano) • L. Vitale (Madre)
fotografia: F. De Maria
montaggio: E. Giunta

Trama: Luigi vive in una piccola città di provincia e proviene da una famiglia socialmente emarginata. A scuola mostra segni di insofferenza, dettati forse dalla voglia di emergere, e le prime attenzioni nei suoi confronti da parte di un vigile, addetto comunale per l’istituto, vengono considerate da tutti quasi paterne. Con il passar del tempo, però, la presenza dell’uomo nella vita di Luigi comincia a farsi ingombrante: gelati, regali, esenzione dal pagamento della mensa scolastica e una certa “complicità” con la madre di Luigi …

Un film del 2007, carente nel linguaggio audiovisivo, nel rapporto tra forma e contenuto ce lo propinano oggi. Perché?

Carente anche nella recitazione.

Pessimo nel montaggio.

Siete avvisati.

Evitabile.

A cura di cinemavistodame.com

Colin, Francesca o Danis?

Dubbi, promozioni e bocciature per i 9 film in uscita questa settimana

colin-farrell-in-un-immagine-del-film-triage
monica-barladeanu-in-una-scena-del-film-francesca
joseph-gordon-levitt-e-zooey-deschanel-in-una-sequenza-del-film-500-days-of-summer

Il nuovo numero di cinemavistodame2.com?

Iconografico !!!

Guardalo e leggilo … e solo dopo vai al cinema. Qui.

I film in uscita dal 18 e dal 20 novembre 2009

cinepresa di cinemavistodame Nei Cinema dal 18 e dal 20 novembre 2009

al Cinema dal 18 novembre 2009

  • The Twilight Saga: New Moon – di Chris Weitz

al Cinema dal 20 novembre 2009

  • La prima linea –  di Renato De Maria
  • Segreti di famiglia – di Francis Ford Coppola
  • Valentino: The Last Emperor – di Matt Tyrnauer
  • Planet 51 – di Jorge Blanco • Javier Abad • Marcos Martínez
  • Ce n’è per tutti – di Luciano Melchionna
  • Il viaggio di Jeanne – di Anne Novion

cinepresa di cinemavistodame The Twilight Saga: New Moon

titolo originale: The Twilight Saga: New Moon
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Chris Weitz
genere: Fantasy / Horror / Drammatico
durata: 122 min.
distribuzione: Eagle Pictures
cast: K. Stewart (Bella Swan) • R. Pattinson (Edward Cullen) • T. Lautner (Jacob Black) • A. Greene (Alice Cullen) • P. Facinelli (Dr. Carlisle Cullen) • E. Reaser (Esme Cullen) • K. Lutz (Emmett Cullen) • N. Reed (Rosalie Hale) • J. Rathbone (Jasper Hale) • B. Burke (Charlie Swan) • E. Gathegi (Laurent) • R. Lefevre (Victoria) • M. Sheen (Aro) • D. Fanning (Jane) • G. Greene (Harry Clearwater) • A. Kendrick (Jessica) • M. Welch (Mike Newton) • C. Serratos (Angela Weber) • C. Bright (Alec)
sceneggiatura: M. Rosenberg
musiche: A. Desplat
fotografia: J. Aguirresarobe
montaggio: P. Lambert

Trama: In occasione del diciottesimo compleanno di Bella, per via di un incidente che poteva rivelarsi fatale, Edward decide di lasciare Bella perché capisce che la sua presenza è ogni giorno più pericolosa per la ragazza. Bella piomba in una profonda crisi per la mancanza di Edward e si rifugia nell’amicizia di Jacob Black, ma anche qui si cela un misterioso segreto che metterà in difficoltà questo nuovo rapporto. Bella, intanto, si caccia spesso nei guai e, per uno scherzo del destino, Edward crede che non rivedrà mai più la ragazza. Così, spinto dal dolore, si reca a Volterra per scatenare l’ira dei Volturi. Sopravviverà allo scontro? E cosa farà la sua amata? Una corsa contro il tempo attende entrambi, nell’attesa di ritrovarsi.

Della serie basta con i vampiri baby … fidatevi.

cinepresa di cinemavistodame La prima linea

titolo originale: La prima linea
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Renato De Maria
genere: Drammatico / Azione
durata: 96 min.
distribuzione: Lucky Red Distribuzione
cast: R. Scamarcio (Sergio Segio) • G. Mezzogiorno (Susanna Ronconi) • M. Alhaique (Rosario) • L. Mascino • F. Rongione
sceneggiatura: F. Signorile • I. Cotroneo • S. Petraglia
musiche: M. Richter
fotografia: G. Corticelli
montaggio: M. Spoletini

Trama: Sergio Segio è il “comandante Sirio” delle Brigate Rosse; Susanna Ronconi è la sua fidanzata. Entrambi fanno parte di Prima Linea, banda armata delle BR negli anni di piombo. Conosciuti come “i fidanzati del terrorismo”, furono accusati di ventuno omicidi negli anni Ottanta. “La prima linea”, ispirato al libro “Miccia Corta”, scritto da Segio nel 2005, ripercorre le vicende dei due amanti, uniti nel terrore e nella vita, a partire dal tentativo di evasione organizzato da Segio per liberare i combattenti detenuti, tra i quali c’era la sua donna.

La Germania s’interroga sul nazismo … noi sul terrorismo … paese che vai … eh lo so c’è Scamarcio, ma c’è anche la Mezzogiorno. Questa settimana accontentatevi ;-)

cinepresa di cinemavistodame Segreti di famiglia

titolo originale: Tetro
nazione: U.S.A. / Argentina / Spagna / Italia
anno: 2009
regia: Francis Ford Coppola
genere: Drammatico
durata: 127 min.
distribuzione: Bim Distribuzione
cast: V. Gallo (Tetro) • M. Verdú (Miranda) • A. Ehrenreich (Bennie) • K. Brandauer (Carlo) • C. Maura (Alone) • R. De la Serna (Jose) • F. De Sapio (Amalia)
sceneggiatura: F. Coppola
musiche: O. Golijov
fotografia: M. Malaimare Jr.
montaggio: W. Murch
Trama: Benjamin, non ancora maggiorenne, va a cercare a Buenos Aires il fratello Angelo detto Tetro, che ha rotto i ponti con la famiglia e fa il tecnico delle luci in un teatrino locale, scrivendo nel frattempo testi criticati dalla più importante e potente critica letteraria del Paese. L’incontro tra i due è conflittuale …

Dopo il film molto interessante su una seconda giovinezza il vecchio maestro Francis ci riprova con una produzione americana/argentina/spagnola/e, come te sbagli, italiana. Distribuisce la Bim. Più dubbio di questo … certo per le girls c’è Vincent Gallo

cinepresa di cinemavistodame Valentino: The Last Emperor

titolo originale: Valentino: The Last Emperor
nazione: U.S.A.
anno: 2008
regia: Matt Tyrnauer
genere: Documentario
durata: 98 min.
distribuzione: Mediafilm
musiche: J. Goodman
fotografia: T. Hurwitz
montaggio: B. Eisenhardt • F. Tcheng

Trama: “Valentino: The Last Emperor” racconta la vita professionale e privata di Valentino Garavani e del suo storico socio Giancarlo Giammetti, tra eventi pubblici e privati nei quali appaiono anche celebrities del mondo del cinema e della moda tra cui Gwyneth Paltrow, Claudia Shiffer, Eva Erzigova, Elizabeth Hurley e molti altri.

Non avrei scomesso un euro su questo film prima di avere letto questo.

Los Angeles, 13 nov. (Adnkronos) – Il film “Valentino The Last Emperor” continua a raccogliere consensi in America e prosegue inarrestabile la sua marcia verso la candidatura all’Oscar che sembra ormai un dato certo. Gli Stati Uniti stanno mostrando un’accoglienza a dir poco calorosa verso questo film che racconta, nel pubblico e nel privato, la vita e la carriera del famoso stilista Valentino Garavani. Si susseguono infatti negli Usa, le manifestazioni e gli eventi ai quali proprio in questi giorni, Valentino e Giancarlo Giammetti, suo storico socio, nonche’ coprotagonista del film, stanno partecipando, e sono molte le star internazionali che hanno sflilato sui red carpet insieme a loro. Tra le molte celebrità anche Madonna è stata testimonial per il film qualche giorno fa a New York. Valentino e Giammetti saranno in Italia dal 15 novembre insieme al regista del film Matt Tyrnauer per partecipare agli eventi che Medusa Film sta organizzando in occasione dell’uscita italiana del 20 novembre.

E io che pensavo che l’Oscar per il documentario andasse, liscio liscio, a Michael Moore per “Capitalism: A Love Story“.

cinepresa di cinemavistodame Planet 51

titolo originale: Planet 51
nazione: Spagna / Gran Bretagna
anno: 2008
regia: Jorge Blanco • Javier Abad • Marcos Martínez
genere: Animazione
durata: 90 min.
distribuzione: Moviemax
musiche: J. Seymour Brett
montaggio: A. Rodriguez

Trama: Tutto inizia quando l’astronauta Charles ‘Chuck’ Baker atterra su Planet 51, un lontano pianeta che la Nasa ritiene disabitato. Chuck si rende però subito conto che questo mondo è invece abitato da piccoli esseri verdi che vivono pacificamente in una società che ricorda molto l’America allegra ed spensierata degli anni Cinquanta e dove l’unica vera paura è quella di essere invasi dagli alieni… come Chuck!

E’ il film d’animazione di questa settimana.

La cosa più bella?

Il sito. Quì.

cinepresa di cinemavistodame Ce n’è per tutti

titolo originale: Ce n’è per tutti
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Luciano Melchionna
genere: Drammatico
durata: n.d.
distribuzione: Medusa Film
cast: L. Balducci (Gianluca) • S. Sandrelli (nonna) • A. Angiolini (Eva) • G. Colangeli (padre) • A. Foà (nonno) • M. Ramazzotti (Isa) • J. Mollà (Daniele) • E. Russo (Teresa) • G. Volodi (madre) • Y. Gugliucci (Paolo) • F. De Vito (Mauro)
sceneggiatura     L. Melchionna • L. De Bei
musiche: R. Regoli • F. Sciannameo
fotografia: T. Ben Abdallah

Trama: “Ce n’è per tutti” è la storia di un ragazzo che, per sfuggire alle contraddizioni della vita e al dolore del mondo, sale sul Colosseo con la volontà di estraniarsi da tutto. L’arrivo lassù dell’amata nonna che gli comunica la leggerezza di chi ha vissuto tanto e ha imparato ad accettare la vita per com’è, sembrerebbe la chiave risolutiva per salvarlo. Sotto, la realtà invadente, l’indifferenza e il cinismo dei mass-media lo assediano mentre gli amici confusi e superficiali si producono, involontariamente, in performance esilaranti nel tentativo di raggiungerlo.

Anna Falchi che produce un film in cui interpreta una sorta di Raffaella Carrà che specula sulle disgrazie dela gente?

Io ancora non ci credo e voi? E mi dispiace per Ambra Angioini, ecco.

cinepresa di cinemavistodame Il viaggio di Jeanne

titolo originale: Les grandes personnes
nazione: Francia / Svezia
anno: 2008
regia: Anne Novion
genere: Commedia
durata: 84 min.
distribuzione: Bolero Film
cast: Darroussin (Albert) • A. Demoustier (Jeanne) • J. Henry (Christine) • L. Boysen (Anika) • J. Eklund (Per) • A. Soulis (Magnus)
sceneggiatura: B. Colombier • A. Novion • M. Robin
musiche: P. Bideau
fotografia: P. Novion
montaggio: A. Souriau

Trama: Ogni estate per il compleanno della figlia Jeanne, Albert la porta a visitare un nuovo paese d’Europa. Per i suoi diciassette anni, sceglie una piccola isola svedese, convinto di trovare il tesoro perduto di un antico vichingo. Ma la casa affittata per il soggiorno è già occupata da due donne: Annika, la proprietaria del posto, e Christine, una sua amica francese. Le vacanze così accuratamente organizzate da Albert prendono così una nuova piega, che a Jeanne pare non dispiacere …

Tutti parlano troppo male di questo film che parla di un difficile rapporto padre figlia.

Voi che ne dite io tra gli evitabili non lo inserisco ma il dubbio è forte.

A cura di cinemavistodame.com

E il cinema va forte? No Valentino

Questa settimana al cinema

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Sarà la neo produttrice Anna Falchi a sbancare il box office questa settimana o il documentario made in USA sul più famoso sarto italiano in odore di Oscar?

Scopri la verità sul nuovo numero di cinemavistodame2.

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Pratica e toeria dell’intervista

L’altro ascolto …

a cura di Roberto Bernabò

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A pensarci bene, il cinema documentarista, tema a me assai caro, condivide la forma dell’intervista con il reportage e con le inchieste televisive.

Ma la dovizia di interviste filmate, al cinema ed in televisione, l’inflazione e la ripetizione della formula, non significano soltanto il facile ricorso ad una figura comoda, banale, senza prospettive.

Convocare qualcuno su una scena per farlo parlare ed eventualmente ascoltarlo, per fare della sua parola qualcosa che non sia inutile, non è mai stato, non può essere un gesto anodino. Porsi di fronte all’altro, stabilire con lui una relazione particolare che passa attraverso una macchina ha un senso, comporta una responsabilità, anche se è del tutto banale. Due soggetti s’impegnano – in rapporto a questa macchina – in una sorta di duello, un faccia a faccia, una relazione, una congiunzione più o meno tesa dal desiderio, più o meno marcata dalla paura e dalla violenza. E se questi due soggetti non s’impegnano uno nei confronti dell’altro, la macchina prende atto, crudelamente, dell’assenza di questa relazione, della nullità di questo incontro. Non si filma impunemente – ed il corpo dell’altro, la sua parola, la sua presenza, meno ancora.

Quali che siano, quindi, la varietà e l’automaticità dei dispositivi della messa in scena (intendo che la maggior parte delle volte si applica una formula già pronta, senza pensarla), la pratica dell’intervista pone una delle questioni fondamentali del Cinema: “la questione dell’altro“.

§§§

1. Qual è lo statuto dell’altro filmato?

Cosa aspettarsi, cosa desiderare da lui, cosa domandargli? Come ascoltare la sua domanda, cosa ne é della sua aspettativa di messa in scena, del suo desiderio di Cinema?

Ma anche (è sempre la questione dell’altro filmato): che fare dell’alterità in un sistema di scrittura che induce all’omologazione?

Che fare dell’altro in un cinema contraddistinto dalla conciliazione?

Che fare dell’altro, quale posizione dargli che non sia quella di una riduzione né di una stigmatizzazione, all’interno stesso di una cultura del consenso politico (con chi, contro chi?)

intervista

E nel momento  in cui il dispositivo di base della scrittura cinematografica (in e off, metonimia e metafora) induce un sistema di conciliazione, una logica del compromesso.

La situazione verbale più frequente nei documentari (compresi i miei piccoli corti), è il rivolgersi del narratore a – non si sa bene chi – colui che è alla macchina da presa, al fianco della camera, dietro la camera, e che pone domande, domande a volte mute e spesso eliminate al missaggio ed al montaggio.

La messa fuori campo del destinatario non è, però attenzione, la sua messa fuori scena.

Egli resta di fatto colui che costituisce l’innesco del racconto (che domanda, che ascolta). Tuttavia, il suo mettersi da parte arriva a trasformare la realtà del dialogo in un monologo immaginario. Si stabilisce una confusione tra questo destinatario divenuto assente – l’uomo che sta dietro la camera, che può a sua volta sdoppiarsi in operatore e regista, o anche ridividersi in un intervistatore specializzato – la stessa camera (fuori campo ma non fuori scena), e terzo vertice del triangolo, lo spettatore, che si suppone sia dall’altro capo della catena, e di cui i due precedenti angoli sono in qualche modo rappresentanti per anticipazione.  Dal momento che occorre che una parola sia ascoltata per essere profferita, l’insieme di questo ascolto fuori-campo-ma-non-fuori-scena, reale e potenziale, gioca un ruolo strutturante nel racconto filmato e determina, in gran parte, la messa in scena, tramite il narratore stesso, del percorso e della destinazione del suo racconto: sguardi, mimica, movimenti, ecc.

Una tale confusione sembrerebbe stigmatizzabile, se non avesse come scopo, appunto, quello di disturbare l’assegnazione di una ed una sola posizione al destinatario ultimo del racconto: lo spettatore.

spettattore unico

Siccome il narratore, di fatto, non sa propriamente a chi s’indirizza, alla camera, all’operatore, al fonico (quando c’è), al regista, eventualmente all’intervistatore (o a tutte queste figure unite in un unico, nella ripresa digitale del videomaker), e sicuramente allo spettatore, il solo, nel caso, ad essere effettivamente assente dalla scena, ne risulta un turbamento dello sguardo che si ripercuote dal narratore all’ascolto dello spettatore.

Quando il locutore non sa più bene a chi e per chi enuncia, non può fare altro che indirizzarsi a se stesso, che diventare il proprio stesso ascoltatore. Raddoppio che mette in campo un monologo ed, al tempo stesso, lo lavora e lo spezza di nuovo, con un dialogo impossibile. Il soggetto della parola filmata, privato del riferimento rassicurante di un ascoltatore assegnato a residenza fissa, si trova nell’obbligo d’inventare sul campo il dispositivo d’ascolto che permetterà la sua parola.

E’ così che si forma, tra altre condizioni di crisi, la necessità di un’auto regia del personaggio.

Quello che, forse, è specifico della pratica documentarista, è che essa suppone un non-controllo di ciò che la costruisce: la relazione con l’altro.

Tale posizione fragile sembra andare contro la nozione di regia.

Eppure.

Eppure è proprio questa contraddizione che fonda questo tipo di pratica.

Abbordare la questione di questo altro punto di vista, della paura che ne abbiamo, è proprio significare, a ben guardare, il suo contrario: il desiderio (degli uni e dell’altro).

C’è un movimento positivo nel documentario, cioè che noi amiamo, l’altro che filmiamo, e che, quindi, tutto va bene.

Proviamo a partire dall’idea contraria, gli altri sono difficili da comprendere, dunque ho bisogno di filmarli. (Ho iniziato a comprendere le cose da quando ho iniziato a riprenderleWim Wenders).

§§§

2. Come si procede alla scelta della persona da filmare?

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E’ in questa scelta che interviene la paura. La paura, ma anche il desiderio, quindi ambivalenza. Paura di tradire, d’ingannare chi si sta filmando, ma amche paura del proprio desiderio.

C’è si la paura, ma c’è anche il desiderio di essere travolto. Di essere smentito dai fatti. Più il film è preparato, più si è travolti, più lo shock è potente.

Come ridurre la paura, ritualizzare l’altro in modo da sostenerlo?

Caos della pulsione / ritualizzazione dell’atto. desiderio di mettere in scena, di limitare, di mettere in forma, con la speranza che l’altro potrà dare il suo contributo.

Sorridere ad una macchina: una forma di delirio molto particolare.

Una macchina non è un soggetto. Ma senza macchina non c’è film. L’intensità sovradeterminata della macchina. Più la macchina è forte, meno si dimetica il dispositivo, più la relazione si obbliga ad essere intensa.

Nel desiderio dell’altro, ci sarebbe il desiderio, voglio proprio svelarvelo in conclusione di questa lunga riflessione, di non essere presi per poca cosa.